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   06-Ago-2006  Stampa solo questa pagina  Mostra la mappa

1700 la Difesa

Il problema della difesa di Ortona era « vecchio », infatti esso risaliva all'incendio e saccheggio della città da parte dei Turchi nel 1566, difesa che era prerogativa di Ortona, concessa alla fine del XVI secolo alla città dal Re Ferrante d'Aragona: “ ltem per stare detta città sopra la marina, è necessario ben provvisto d'arme per la suspitatione e dubbio di Turchi stare quasi sempre in arme et in guardia, perciò supplica V.E. ci degne ordinare alli magnifici ufficiali che non vogliono fare esecutione per qual­sivoglia debito sopra dell'arma di qualsivoglia sorta, acciò li suoi fedelissimi vassalli non restono disarmi ed indifesi quando bisognasse stare a fronte d'inimici, e combattere per loro defensione... “. Nello stesso periodo furono fatte costruire dal Viceré di Napoli Don Arafan tre torri costiere nel territorio ortonese:
la torre del Foro, quella della Mucchia a Nord e la torre Moro a Sud, torri che non erano propriamente difensive, ma di avvistamento. Sempre in questo periodo i decurioni mantenevano in armi da cento a centocinquanta soldati per la guardia della città e della marina. Gli stessi decurioni, nella riunione del 5 ottobre del 1586 decisero che: << se comprino 100 pistoni a miccio et che non si diano a particulari, ma se conservino in un fondico et che stieno sempre per il bisogno della città acciò nell'accorrere se possano armare quelli che stanno disarmati, et anco se taccino monitioni de polvere piombo et sucerio…>>

Fino al 1711, Ortona era difesa da una compagnia di soldati, tanto che i Farnese vi destinarono anche « un capitano a guerra » che aveva il comando delle truppe stanziate nella città. Nella risoluzione decurionale del 19 luglio di tale anno sI legge: «Si propone alle SS.VV. siccome ben sapranno qualmente li rumori dei Corsari crescono tuttavia e si sentono eccessi inauditi, perché intocano le mete de' grani, fanno schiavi non solo per mare ma anche per terra, sino ad avanzarsi nell'habitato, di che ne risulta una grave incussione di timore, et una necessità di prendere un prudente espediente, non solo per difesa della città; ma anche delli Schiavoni, et abitanti del tenimento, sono state perciò le SS.VV. qui radunate per discorrere una materia di tanta importanza, e risolvere per la comune sicurezza quegli espedienti, che stimeranno più propri e soliti praticarsi ». Dopo tale richiesta fatta dall'allora Sindaco Francesco Vesij il Consiglio all'unanimità decise: « ...che oltre li capi fatti per la guardia della notte, si faccia una nota d'altre tre persone gentiluomini e civili con li soldati del Battaglione a cavallo, a ciò in ogni caso di bisogno possiamo uscire subito per difesa ne' luoghi dove sarà il bisogno, siccome si è di già fatto ». Bisogna anche ricordare che li soldati che formavano tale Battaglione erano pagati dai cittadini.

Nella seconda metà del Settecento, il pericolo di incursioni barbaresche si fece cosi pressante che il 17 agosto del 1764, il Marchese Antonio Castiglione, sovrintendente dei Beni Farnesiani in Ortona, inviò al Segretario di Stato per gli Affari Esteri del Regno di Napoli, Bernardo Tanucci, una richiesta di uomini e mezzi per la difesa di Ortona. Intatti, pochi giorni prima, un trabaccolo di un commerciante ortonese Liborio Romano, carico di “amendole” ed altre merci, era stato assalito e depredato da una Galeotta Barbaresca ; ma anche barche di Ancona erano state assalite di fronte alla costa ortonese, oltre a ciò il comandante di un tartatone, proveniente dalla Dalmazia, riferi di aver visto la flotta dei barbareschi, circa 18 tra galeotte e sciabecchi armati, rifugiati: “ alcuni dalle Punte Bianche, altre nei Tre Bocconi, ed altre a Melada “. Nel frattempo il Preside della Provincia ordina al Marchese Castiglione di costituire una pattuglia notturna per ogni evenienza, ed alle Guardie ed ai Cavallari della marina: “ una maggiore e più esatta attenzione a discacciare qualunque legno, che volesse approdare in questi lidi “. Dopo alcuni mesi di attesa, nel febbraio-marzo del 1765, un ufficiale ed una squadra di artiglieri della fortezza di Pescara, giungono in Ortona per sistemare i cannoni per la difesa della città, per il luogo dove porre i can­noni, cosi esprime il comandante degli artiglieri: “... non trovo sito più proporzionato che il giardino del Regal Palazzo, sia perché il nuovo muraglione eretto dalla parte del mare è consistente, sia perché il luogo non è permesso al pubblico passaggio, sia perché guarda il fronte del mare, ed all'imboccatura del porto e sia perché finalmente volendosi collocare in ogni altro qualunque luogo cagionerebbe delle spese considerevoli. Posto dunque che il giardino del Regal Palazzo sia il luogo più adatto per collocarlo, si possono porre in esso li tre cannoni... ed il cannone... che si trova nel Castello diruto per altro, e minacciando ruina, non altro che rapportarlo nel torrione che sta alla parte del mare predominante il porto, per li quali vi sono in questa piazza le corrispondenti palle, tanto più tenendo proprio in vista il fine per il quale si vogliono armare, essendo sufficiente la dose di cinquanta palle a ciascuna di essa colla polvere corrispondente alla metà del loro peso”.
 
 

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