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Indice argomenti - Ortona nella Storia - Sommossa antigovernativa

   09-Ago-2006  Stampa solo questa pagina  Mostra la mappa

Sommossa antigovernativa

 Negli ultimi giorni di settembre del 1860, pochi giorni dopo dell'ingresso del « Dittatore » Garibaldi in Napoli, e dell'annessione del Regno napoletano ai Savoia, 28 cittadini di Ortona vengono arrestati con la pesante accusa di:
« Cospirazione che aveva per oggetto di distruggere il Governo, scardinarne la forma, aiutando gli abitanti ad armarsi contro la Guardia Nazionale ed a portare la strage, ed il saccheggio nel Comune di Ortona nel corso del settembre 1860 ». Essi sono: Salvatore Aquilano - Giambuzzi Pasquale - Giuseppe Visci - Francesco Cacciacarne - Camillo e Tommaso Alfieri - Tommaso Musciano - Francesco Cieri - Tommaso Polidoro - Tommaso Nardone - Camillo Crescenzi - Tommaso Costanzo - Nicola, Donato e Mattia del Gatto - Antonio di Giulio -Giovanni Melilla - Giuseppe Cauti - Pietro Tatasciore - Antonio Cacciacarne - Giovanni del Bucco - Saverio Costanzo  -Vincenzo Bernabeo - Francesco d'Intino - Domenico Pellegrini - Achille Campanella - Domenico Garzarella, tutti di Ortona e delle Ville.       
    

La sommossa di pretto stampo borbonico era stata organizzata da alcuni proprietari terrieri e nobili, fedeli a Francesco II, i quali erano riusciti a riunire oltre trecento contadini i quali armati dovevano entrare in Ortona nella notte di sabato 29 settembre e  "distruggere la bandiera nazionale, assalire il Corpo di Guardia, disarmarlo, e fra gridi di Viva il Re (Francesco II) dare sacco a tutte le case di galantuomini e riscattare sole quelle di Don Giuseppe Berardi e Don Angelo Bon, e così proclamare altro Governo. Tale operazione sarebbe riuscita favorevole per esservi grandi protezioni di truppe che sarebbero venute in aiuto".

I rivoltosi  "avrebbero formate quattro divisioni, introducendosi un'orda dalla Fonte Grande, altra dalla Fontana della Poticcia, una terza dalla Madonna degli Angeli, e la quarta dalla Strada Saraceni".  Fortunatamente la sommossa fallì perché due giorni prima i caporioni della rivolta furono arrestati, ma anche perché la Guardia Nazionale messa in allarme chiese aiuto ai Corpi di Guardia dei centri vicini, ed infatti da Lanciano fu inviato ad Ortona  un forte drappello di ottanta Guardie che riuscì a riportare l'ordine il quale era scomparso: " non appena ivi si disse che nella nostra Provincia sarebbe piombata quella banda minacciosa che a nome di Re Francesco Borbone doveva seminare la strage negli Abruzzi, un terrore invase tutti gli animi, e le croci sabaude, e i nostri tricolori, e le Insegne delle Guardie Nazionali scomparvero, e molti ligi al caduto governo ripasseggiavano baldanzosi ed insultanti... una funesta reazione era ordita fra i cittadini che sarebbero in ben grosso numero entrati nel paese avrebbero disarmato il Corpo di Guardia, lacerata la bandiera italiana, per costituirvi la Bianca collo stemma Borbonico, e quindi procedendo per tutto il Paese a mettere a ruba ed a sacco tutte le agiate famiglie".

Pochi giorni dopo, allo scopo di mantenere l'ordine, nel porto di Ortona approdò una corvetta piemontese, ed il Governatore della Provincia, Clemente de Cesaris, informò la popolazione della provincia che chiunque avesse turbato l'ordine pubblico, sarebbe stato immediatamente fucilato(21).

(21) Da: Nicola Iubatti, Viva Francesco Il, Morte a Garibaldi: processi politici nel 1860, in corso di stampa.
 
 
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